Il mercato europeo della rigenerazione potrà valere fino a 100 miliardi di euro nel 2030, creando circa 500.000 nuovi posti di lavoro e consentendo di risparmiare 21 mègaton di emissioni di anidride carbonica[1]. Il nuovo quadro regolamentare proposto a livello europeo e il “passaporto digitale dei prodotti”, secondo le previsioni della Commissione Europea, entro il 2030, grazie all’incentivazione della produzione eco-compatibile dei prodotti nell’ottica dell’economia circolare, garantiranno un risparmio di 132 Mtep di energia primaria, pari a circa 150 miliardi di metri cubi di gas naturale, quasi equivalenti all’importazione di gas russo nell’UE[2].

In uno scenario in cui i data center, i dispositivi digitali e le infrastrutture digitali richiedono un quantitativo sempre più importante di energia e materiali, il settore ICT rappresenta dal 5% al ​​9% della domanda totale di elettricità, una percentuale che potrebbe potenzialmente crescere fino al 20% entro il 2030[3]. Le tecnologie e il digitale sono tuttavia fondamentali per ridurre l’impatto ambientale e ripensare modelli di business, processi e prodotti in un’ottica sempre più sostenibile e di rigenerazione.

Si stima che fino all’80% dell’impatto ambientale di un prodotto viene determinato nella fase di progettazione[4]. È da questo momento che occorre garantire la sostenibilità e la circolarità dei prodotti, al fine di ridurre l’impatto ambientale nel suo complesso, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime. Sono diverse le soluzioni abilitate dal digitale che consentono di ridurre l’impatto ambientale di prodotti sin dalla loro progettazione. La stampa 3D, ad esempio, offre interessanti prospettive per lo sviluppo di soluzioni sempre più “bottom-up”, personalizzando i prodotti a seconda delle esigenze dei clienti. Le piattaforme online, inoltre, facilitano il riutilizzo di prodotti, componenti e materiali, ad esempio dando una seconda vita agli apparecchi elettronici; anche i dati hanno un ruolo fondamentale, in particolare per contribuire alla manutenzione predittiva e a riparazioni potenzialmente più efficienti. Il commercio digitale, non da ultimo, può fungere da ponte tra la digitalizzazione e la crescita di pratiche sostenibili nel settore del commercio al dettaglio, consentendo un consumo e un riutilizzo più ecologici, un uso più efficiente delle risorse e l’ottimizzazione della logistica attraverso le nuove tecnologie.

La rigenerazione: un mercato potenziale in Europa da 100 miliardi di euro

Come Netcomm, sosteniamo che la digitalizzazione può anche supportare la rigenerazione, che prevede interventi alla fine del ciclo di vita di un prodotto (es. smontaggio, riparazione o sostituzione di parti, rimontaggio) per riportarlo sul mercato; e la rigenerazione comporta a sua volta la riduzione della domanda di nuovi prodotti, risparmiando così energia e materiali che altrimenti verrebbero utilizzati nella produzione. Il mercato europeo della rigenerazione è attualmente valutato a 30 miliardi di euro, una cifra significativa, anche se ancora trascurabile rispetto all’intero settore manifatturiero (2%). Tuttavia, il potenziale è grande: questo valore potrebbe crescere fino a 100 miliardi di euro nel 2030, creando circa 500.000 nuovi posti di lavoro e consentendo di risparmiare 21 mègaton di emissioni di anidride carbonica[5].

Anche le istituzioni, a livello europeo, stanno lavorando per garantire un approccio che tenga conto dell’importanza della sostenibilità sin dalla progettazione dei prodotti. La proposta di un nuovo regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile di prodotti sostenibili, pubblicata il 30 marzo 2022, consentirà di migliorare la circolarità, le prestazioni energetiche e altri aspetti di sostenibilità ambientale dei prodotti dell’UE. Il nuovo ‘passaporto digitale dei prodotti’ avrà un ruolo molto importante nel fornire informazioni sulla loro sostenibilità ambientale, aiutando così i consumatori e le imprese a compiere scelte informate al momento dell’acquisto dei prodotti, facilitare le riparazioni e il riciclo, e migliorare la trasparenza delle indicazioni riguardo al ciclo di vita del prodotto e al suo impatto ambientale. Questo nuovo quadro regolamentare, secondo le previsioni della Commissione Europea, entro il 2030 si può garantire un risparmio di 132 Mtep di energia primaria, pari a circa 150 miliardi di metri cubi di gas naturale, quasi equivalenti all’importazione di gas russo nell’UE.

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[1] Jansson, Kim; Saija Vatanen; Iris Karvonen; Katri Behm; Rachel Waugh; David Fitzsimons; Erik Sundin and David Parker (2017), D6.3 Targeted Recommendations for Horizon 2020, grant agreement No 645984, January 2017, European Commission, p.11.
[2]Progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili”, ec.europa.eu.
[3] Enerdata (2018), “Between 10 and 20% of electricity consumption from the ICT sector in 2030?”. Baldé, Cornelis Peter; Vanessa Forti; Vanessa Gray; Ruediger Kuehr and Paul Stegmann (2017), “The Global E-waste Monitor 2017: Quantities, flows and resources”, Bonn/Geneva/Vienna: United Nations University/International Telecommunication Union/International Solid Waste Association, p.19.
[4] Schweitzer, Jean-Pierre (2019), “Climate action needs better products”, Euractiv, 4 novembre 2019.
[5] cfr. nota 1