Il Presidente Roberto Liscia: “Il differimento di sei mesi è un primo passo, ma non basta. Servono soluzioni coordinate a livello UE, non interventi frammentati che rischiano di spostare i flussi senza risolvere il problema alla radice”.

Milano, 19 giugno 2026 – Netcomm, insieme a Federlogistica e Federdistribuzione, torna a richiamare l’attenzione delle Istituzioni sulle criticità legate al contributo amministrativo di 2 euro connesso alle importazioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro (introdotto dalla Legge di Bilancio 2026), la cui piena operatività è ora attesa a partire dal 1° luglio 2026.

Le associazioni coinvolte chiedono fermamente di sospendere l’applicazione del contributo amministrativo di € 2,00 previsto dal 1° luglio sino all’entrata in vigore della commissione doganale europea, per scongiurare l’ulteriore perdita di competitività del mercato italiano a danno di imprese e consumatori. In tal senso, l’esperienza francese rappresenta un precedente significativo: a seguito dell’introduzione di un contributo analogo dal 1° marzo 2026, circa il 90% delle spedizioni dirette in Francia transita ormai attraverso altri Stati membri, con un gettito crollato a 2 milioni di euro al mese a fronte dei 400 milioni inizialmente stimati su base annua (dati emersi nell’audizione del Direttore Generale delle Dogane francesi presso l’Assemblée Nationale del 13 maggio 2026).

Le associazioni segnalano inoltre che il testo di conversione non prevede alcuna clausola di cessazione della misura nazionale all’entrata in vigore della disciplina europea. La riforma doganale UE prevede infatti, dal 1° luglio 2026, un dazio temporaneo di 3 euro per ogni prodotto in spedizioni sotto i 150 euro e, dal 1° novembre 2026, una commissione di gestione di 2 euro che, sommandosi al contributo nazionale, porterebbe il prelievo complessivo a 7 euro per singola spedizione, la somma di tali contributi appare penalizzante per gli stessi consumatori che subirebbero un costo sproporzionato rispetto al valore del bene

Considerata l’imminenza dell’entrata in vigore delle disposizioni occorre un intervento coraggioso e tempestivo da parte delle autorità competenti che permetta all’Italia di allinearsi alla disciplina europea.

La posizione di Netcomm e l’appello al Governo

Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, commenta: “Abbiamo apprezzato il senso di responsabilità con cui il Governo ha disposto il differimento di sei mesi del contributo nazionale, riconoscendo le criticità tecniche e operative che avevamo segnalato sin dall’inizio. Tuttavia, il nodo politico e normativo resta irrisolto: a partire dal 1° luglio la misura italiana diventerà operativa senza alcuna garanzia di cessazione automatica nel momento in cui entrerà in vigore la disciplina europea. Questo significa che, da novembre, ogni singola spedizione di modico valore proveniente da Paesi extra-UE sarà gravata da un prelievo complessivo di 7 euro – di cui 2 euro di contributo nazionale, 2 euro di commissione di gestione europea e 3 euro di dazio temporaneo UE – con un impatto del tutto sproporzionato rispetto al valore del bene e una palese duplicazione degli oneri per il medesimo servizio amministrativo. L’esperienza francese, dove l’introduzione di un contributo analogo ha provocato una massiccia riallocazione dei flussi commerciali verso altri hub europei e un crollo del gettito atteso, deve farci riflettere. Lo stesso fenomeno è già in atto in Italia, dove gli operatori e-commerce stanno scegliendo scali aeroportuali e siti di sdoganamento in altri Stati membri, con un grave danno per il comparto cargo, l’indotto logistico nazionale e la competitività del nostro Paese. Per queste ragioni chiediamo con urgenza al Governo di intervenire con un emendamento che disponga la sospensione dell’applicazione del contributo di 2 euro fino all’entrata in vigore della commissione di gestione doganale europea. Solo così sarà possibile garantire coerenza tra l’ordinamento interno e il diritto dell’Unione, evitare fenomeni di doppia imposizione e tutelare la competitività del sistema logistico italiano. Il contrasto alle pratiche commerciali scorrette e la tutela dei consumatori vanno perseguiti attraverso un approccio coordinato a livello europeo, non con interventi frammentati che rischiano di spostare i flussi senza risolvere il problema alla radice”.

La voce delle associazioni firmatarie

Davide Falteri, Presidente di Federlogistica, dichiara:

Nel contesto globale, il tema non riguarda esclusivamente il commercio elettronico, ma investe una questione più ampia: la capacità dell’Italia di mantenere e rafforzare la propria competitività logistica nel contesto europeo e internazionale. In un mercato unico caratterizzato da una forte mobilità dei flussi e da operatori che scelgono quotidianamente i punti di ingresso delle merci sulla base di efficienza, costi e tempi, ogni misura nazionale che determini un aggravio economico non armonizzato rispetto agli altri Stati membri rischia di produrre effetti contrari rispetto agli obiettivi perseguiti. L’esperienza europea dimostra che i flussi logistici tendono naturalmente a concentrarsi dove il quadro regolatorio è più semplice, prevedibile e competitivo. Per questo motivo occorre evitare il rischio che l’Italia si trovi a sostenere costi economici e occupazionali superiori ai benefici attesi, con possibili ricadute sul comparto cargo, sugli operatori logistici, sulle attività doganali e sull’intero indotto collegato al commercio internazionale. Per queste ragioni riteniamo necessario un approccio pienamente coordinato a livello europeo, capace di garantire condizioni omogenee tra gli Stati membri, evitare fenomeni di duplicazione degli oneri e tutelare al tempo stesso consumatori, imprese e competitività del sistema economico nazionale. La sfida non è tassare di più i flussi commerciali, ma governarli meglio, assicurando regole efficaci, controlli adeguati e pari condizioni concorrenziali all’interno del mercato unico europeo.

Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione, dichiara:

L’introduzione del contributo amministrativo di 2 euro sulle importazioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro, prevista dal 1° luglio 2026, rappresenta una misura che rischia di produrre effetti distorsivi rilevanti per il mercato italiano. Come distribuzione moderna, guardiamo con preoccupazione a un intervento che, in assenza di coordinamento con la disciplina europea, finirebbe per penalizzare imprese, consumatori e l’intera filiera logistica. L’applicazione di un contributo aggiuntivo su ogni spedizione comporterebbe un aumento dei costi, un aggravio delle attività amministrative e un rallentamento dei flussi logistici. In un contesto in cui il potere d’acquisto delle famiglie è già fortemente sotto pressione, introdurre ulteriori oneri rischia di tradursi in un aumento dei prezzi al consumo e in una riduzione della competitività del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei. L’esperienza francese dimostra chiaramente quali possano essere le conseguenze di una misura non armonizzata: il dirottamento del 90% delle spedizioni verso altri Stati membri e un gettito effettivo crollato a una frazione di quanto previsto. Per questo chiediamo che l’applicazione del contributo sia sospesa fino all’entrata in vigore della commissione doganale europea. È necessario un allineamento immediato alla disciplina UE per evitare un doppio prelievo che porterebbe il costo complessivo a 7 euro per spedizione, un onere del tutto sproporzionato rispetto al valore dei beni. Serve un intervento tempestivo nell’interesse di imprese e cittadini.

 

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